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STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE / HERE COMES THE SUN

ISBN 978-88-86795-60-9
PAG. 80
FORMATO 23 x 23 cm
ANNO 2013
LEGATURA cartonato filo refe
con testi di Denis Curti e Silvana Turzio ITA/ENG

Mare d’inverno come distesa dell’anima e mare d’estate come rito sociale delle vacanze. Cambiano i colori, la forma, l’aspetto, cambia la percezione del tempo stesso. Rigamonti mostra gli stessi luoghi, all’apparenza così diversi. La carezza del tempo sul mondo diventa il vero protagonista, la luce lo strumento e l’orizzonte quel punto estremo, affascinante dove gli opposti s’incontrano.

Rigamonti’s landscape, between Mentone and Cannes, must be told to exist, it must be lead, taken by the hand, , it must be watched in its depth to to become a vision, an artistic project, a narration..” Denis Curti Winter sea for the soul to rest and summer sea as a holiday social ritual: two worlds are shown in this book, the wintry one slow and silent, and the summery one with its hyper-realistic frenzy. Rigamonti shows the same places, apparently so different. The caress of the time on the world becomes the true protagonist, where the light is the tool and the horizon is that extreme and fascinating point where opposites can meet.

Fotocrazia - Michele Smargiassi, 28 giugno 2013
Marco Rigamonti, "Stessa spiaggia stesso mare", ed. Poscart
Il tempo dietro il makeup
La Costa Azzurra diventa grigia se la guardi fuori stagione.
Stessa spiaggia, stesso mare è il titolo. Però l’idea di tornare a fotografarli d’inverno, spiaggia e mare, quando il parapetto del lungomare è scrostato, quando il pontile è coperto dalle alghe, quando l’ombrellone è scomparso e il dehors del ristorantino si è riempito di sabbia e detriti portati dal vento, suona un po' sconveniente
È un po' come sbirciare una bella donna alla mattina presto, prima che si sia dedicata al quotidiano makeup.
Marco Rigamonti fruga la costa fra Mentone e Cannes, il suo è un esercizio di vedutistica comparativa. Due immagini dello stesso luogo accuratamente visto dalla stessa angolatura.
Non lo fa per qualche "disvelamento" critico anticonsumista o che altro. Del resto, non è affatto detto che l'immagine che ci risulta più gradevole, amica, invitante, quella che - per dirla con Berthes - ci fa dire "è lì che vorrei vivere" sia poi quella dell'estate.
“Il mare d’inverno è poco moderno”, cantava quel cantore. Ma la villeggiatura balneare viceversa è postmoderna: vive davanti a uno schermo di cartone a colori, che nasconde la vera anima dei luoghi e la loro naturale senescenza. Che non sempre è una brutta senescenza.
La verità del paesaggio doppio che Rigamonti ci riporta non sta né nella fotografia scattata d’estate né in quella scattata d’inverno.
Sta in mezzo, nella frizione fra le immagini di ognuno dei suoi dittici, nella differenza fra le due stagioni, come se le due immagini, sovrapponibili, fossero da guardare una nel controluce dell’altra.
Tra la realtà e la sua versione (non rappresentazione, non riproduzione) fotografica c'è di mezzo il mare. Ma tra due versioni fotografiche, cosa c'è? C'è lo scarto del tempo. E il tempo è il vero "contenuto" di qualsiasi fotografia.
Non è un caso se la pratica della rifotografia, da oltre un secolo, è diventata una sorta di genere trasversale il cui fascino prima o poi seduce tutti i fotografi. C'è stato chi ha ripercorso passo passo le espliorazioni dei fotopionieri del West, cercando maniacalmente nella sabbia il luogo esatto dove Timothy O'Sullivan posò il suo cavalletto. C'è stato chi ha rifotografato le proprie fotografie a distanza di anni: come Eugène Atget.
Non è mai confrontando la realtà originale con l'immagine finale, che la fotografia si rende credibile. Se vogliamo sapere qualcosa della realtà, la fotografia può fornircene solo la voglia, lo spunto e magari qualche utile indizio.
Ma confrontandosi con se stessa, la fotografia si rende misurabile. La fotografia e la realtà non sono comparabili. Due fotografie lo sono. Il tempo che si intrufola nella crepa fra i due scatti diventa visibile. Non proprio afferrabile (quale fotografia è stata fatta prima e quale dopo? Quanto prima e quanto dopo?) ma in qualche misura apprezzabile.
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